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La Tonnara

La tonnara è un tradizionale sistema di pesca del tonno, costituito da un insieme di reti fisse, distinte in due complessi principali: uno parte dalla riva e spingendosi per qualche chilometro in mare, serve ad interrompere la corsa dei tonni e a dirigerla verso il secondo complesso (isola delle reti), composto da un numero vario di camere nel cui interno il tonno penetra, venendo poi spinto verso la camera della morte, ove ha luogo la mattanza.
Le manovre sono comandate da un capo, il rais, che dirige le operazioni della ciurma: quando i tonni sono intrappolati, molte barche si mettono intorno alla camera della morte e, al comando del rais, la ciurma comincia a sollevare la rete, costringendo i tonni ad affiorare. Il rais ordina l'inizio della mattanza: i tonni arpionati vengono tirati nelle barche con abilità, sfruttando lo slancio dell'animale che salta fuori dall'acqua.
Nelle tonnare spesso si lavoravano anche le ossa del pesce, le pinne e le branchie dalle quali si estraeva olio venduto alle concerie; mentre il fegato era utilizzato dall'industria  farmaceutica locale e nazionale. Il tritume rimasto alla fine di tali lavorazioni (bàgano) veniva macinato e venduto agli agricoltori locali come concime per gli ortaggi, considerandolo cosi ancora materia utile e non rifiuto. L'attività della tonnara iniziava ad aprile con la consueta "uscita in piano" (nisciuta in chianu); dopo la benedizione ai locali, al materiale ed al personale, le barche portate in spiaggia venivano riparate dai maestri d'ascia; invece il resto del personale si dedicava al lavoro di revisione delle reti.
La tonnara aveva in dotazione un numero vario di imbarcazioni fra le quali, ad esempio, i palischermi (u palascammu) barche lunghe 20 m senza albero usate per il trasporto del tonnoa riva; altre barche più piccole trasportavano le reti e gli attrezzi; le piccole lance venivano usate come barche di servizio; mentre la "muciara" era l'agile barca a disposizione del rais.
Diverse erano le tonnare operanti fino agli anni '50 lungo le coste siciliane, fra le più importanti ricordiamo: Palermo, Favignana, Scopello, Cinisi, Piraino, Oliveri, Milazzo, Taormina, Augusta, Siracusa, Noto e Pachino.
La tonnara Florio di Favignana costituisce, uno degli ultimi retaggi di una tradizione marinara. L’attività della mattanza, ha costituito notevole risorsa produttiva per la Sicilia, dall’antichità fino agli anni ’50 del secolo scorso. Oggi la tonnara di Favignana  è l’unica struttura ancora attiva, anche se il rito annuale della pesca del tonno sopravvive più per ragioni turistiche che commerciali. Le memorie del rais e del vice rais rappresentano pertanto l’unica testimonianza di una cultura e di una attività economica complessa che coinvolgeva diverse strutture e figure sociali.
La pesca tradizionale del tonno e con essa tutto il sistema di edifici, strumenti della cultura materiale e il patrimonio dei canti, invocazioni e preghiere, riti apotropaici di propiziazione, è soggetta ad un lento inesorabile declino per vari motivi: il traffico marittimo, gli “inquinamenti” che hanno comportato il lento abbandono dalle coste siciliane da parte dei tonni, la concorrenza con nuove e più efficaci tecnologie di pesca, la concorrenza di altri paesi.