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La pesca dei Sauri

Nello Stretto di Messina si è sempre attuata una pesca che non trova riscontro in nessun’altra località italiana. Si tratta fondamentalmente di un lungo bolentino di profondità la cui lenza madre è un filo di nylon dello 0,90, ma la singolarità di questa pesca sta nel fatto che negli ami va innescato un frammento di lana per materassi, opportunamente sagomato a guisa di gamberetto o pesciolino (vedi figura) e colorato di rosa con cartine o coloranti per tessuti. Altra esca con idoneo potere attirante è costituita dalla parte molle del labbro superiore del Suro (Trachurus trachurus) opportunamente posta nell’amo la quale è identica in tutto e per tutto ad una specie batifila. Con tale mestiere di pesca, che va calato unicamente con la corrente montante (direzione Sud-Nord) e con luna in primo o ultimo quarto, si possono pescare ingenti quantità di pesci. E' talmente redditizia che nello Stretto, soprattutto in alcuni villaggi dà lavoro a intere famiglie di pescatori professionisti chiamati nel vernacolo locali “Saurari”. Questi pesci non si pescano in un punto qualsiasi dello stretto ma in zone particolari, chiamate “Cale” indicate rispettivamente con i  nomi di “A fossa du pettu a Paci”, “ A petracatìna” e “I cunnicchia”.