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La pesca del Pesce Sciabola

Va premesso che nello Ionio e nel Tirreno questo pesce viene catturato solitamente con reti a strascico oppure con reti da circuizione, calate di notte in presenza di una potentissima fonte luminosa grazie alla quale i pesci si portano in superficie (effetto fototropico). Nello Stretto di Messina e nelle zone limitrofe, invece, la pesca del pesce sciabola (chiamato in vernacolo “spatula”) vanta tradizioni antiche, basti pensare che esiste proprio il mestiere di “spatularu”, cioè pescatore di pesci sciabola, che si tramanda spesso di padrein figlio; la pesca, che di solito si svolge nel tratto di mare tra Punta S. Raineri e Reggio Calabria, consiste nel calare a fondo un lunghissimo palangaro, munito di moltissimi ami sui quali i pescatori innescano, oltre che pezzetti di sardine, soprattutto filetti ricavati dal peduncolo caudale del pesce sciabola medesimo. Il mestiere, che va posato a fondo esclusivamente di notte, va tenuto in acqua per alcune ore e tirato in barca sul far dell’alba, operazione questa che va effettuatadopo un segnale convenuto giacché tutti i palangresi devono essere tirati più o meno contemporaneamente. Sovente accade che i mestieri, per effetto delle correnti, si impiglino tra loro per cui tutto il pescato viene ripartito in parti uguali tra coloro che sono stati coinvolti nel groviglio. Se la corrente è favorevole può accadere che in ogni amo resti attaccato un pesce, così come può anche succedere che nei terminali rimanga attaccato mezzo pesce sciabola o anche un pesce sciabola completamente mutilato, in quanto questa specie è affetta da cannibalismo, per cui attacca specie simili allorquando si trovano in evidenti condizioni di difficoltà.